domenica, giugno 16, 2019
Lavoro

TFR in busta paga, pro e contro

tfr in busta paga

Da aprile scorso è possibile chiedere di anticipare il proprio TFR (trattamento di fine rapporto) nella propria busta paga. Secondo il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 29/2015, un lavoratore può fare domanda per ottenere prima della fine del rapporto di lavoro la cosiddetta buonuscita o liquidazioneper qualsiasi necessità personale, per far fronte a spese impreviste o momenti economicamente difficili.

Una soluzione per molti insomma, ma non per tutti. Anzi.

L’iniziativa a guardar bene i dati dei primi mesi – secondo la Fondazione consulenti del lavoro – non è stata un successo, visto che meno dello 0,1 % dei lavoratori, già dopo un solo mese dall’applicazione della legge, ha deciso di procedere alla richiesta.

Ma per quali ragioni allora molti non sono propensi a chiedere il TFR in busta paga?

Secondo la stessa Fondazione, nell’operazione sarebbero penalizzati ad esempio, i redditi oltre i 15 mila euro, soglia che se superata comporterebbe un aggravio fiscale notevole. Una ragione che frena la richiesta di moltissimi lavoratori evidentemente. Ma non è tutto.

Alla base di una mancata richiesta di anticipare il TFR in busta paga ci sarebbe anche una volontà consapevole di non alterare la crescita del proprio fondo pensione, non ritenendolo giusto né tanto meno responsabile soprattutto a fronte degli imprevisti che può riservare il futuro.

Quello che emerge insomma tra pro e contro, a qualche mese dall’applicazione del decreto, è che il TFR è ancora considerato un bene del passato da non stravolgere, specie in tempi incerti e che non hanno risorse disponibili già a breve termine.

[foto: Intermdiachannel.it]